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Napoli VS Roma

Fonti: Napoli Zon e Wikipedia

di Alessia Giannino

Napoli e Roma sono due grandi città, dov’è possibile trovare davvero di tutto, dal buon cibo ai monumenti, dalle canzoni tradizionali ai ristoranti tipici.

Abbiamo confrontato le due metropoli attraverso dieci di queste caratteristiche.

1 – Piazza del Plebiscito / Piazza del Popolo

Piazza del Plebiscito è uno dei simboli di Napoli. Nel corso dei secoli è cambiata moltissimo: infatti, da semplice luogo di campagna, dove si svolgevano i tornei medievali, è diventata punto di raccolta dei napoletani e, spesso, ospita anche spettacoli e concerti. È la piazza principale della città e turisti di tutto il mondo la attraversano per ammirarne la bellezza. Qui si trovano, infatti, anche ben due gioielli: il Palazzo Reale, costruito nel 1500, e il colonnato della chiesa di San Francesco di Paola.

Corrispondente romano di questo luogo è Piazza del Popolo, la quale rappresenta il mecenatismo papale rinascimentale, sede di giochi e spettacoli popolari, ma anche di esecuzioni capitali. Oggi è luogo di passaggio per chi deve recarsi a via del Corso o per chi deve salire sul Pincio. Nella piazza ci sono due chiese gemelle: Santa Maria di Montesanto e Santa Maria dei Miracoli. Al centro, invece, si trova l’obelisco Flaminio e le due fontane del Valadier, che sicuramente contribuiscono a renderla ancora più bella.

2- Genovese / Carbonara

La Genovese, insieme al Ragù, è uno dei piatti tipici della tradizione culinaria partenopea, preparato, principalmente, con carne e cipolle. Ci sono diverse leggende che spiegherebbero il suo nome. Si racconta che nella zona portuale di Napoli ci fossero tantissime bettole dove veniva preparato un piatto a base di carne e cipolla per sfamare i marinai genovesi che arrivavano a Napoli con le loro navi. Un’altra versione associa il nome della pietanza all’origine dei cuochi di queste bettole che, in realtà, sarebbero stati genovesi. Un’altra diceria, ancora, attribuisce il piatto al genio di un cuoco napoletano soprannominato ‘O genovese. Non si sa quale sia la storia vera, ma sicuramente si tratta di un piatto nato in un ambiente umile.

Per quanto riguarda la Carbonara romana, invece, le origini sono ancora incerte: nel famoso ricettario di inizio secolo di Ada Boni non ve ne sono tracce. Sembra, infatti, che si tratti di una ricetta di origini americane. Durante la seconda guerra mondiale, in Italia, fu fondata la Linea Reinhard, per rallentare l’avanzata dei nemici. Sugli appennini, al contempo, era collocato un gruppo di giovani americani, che lì trovò, si dice, uova, formaggio e pancetta affumicata. In loro nacque una profonda nostalgia, legata a quelli che erano il focolaio casalingo e la colazione. Sarebbe stato così che, unendo gli ingredienti, si è dato origine alla prima carbonara. La ricetta, poi, è arrivata a Roma, dove è diventata tradizione.

3 – Nennella / La Parolaccia

Non c’è napoletano che, nella sua vita, non sia andato, almeno una volta, a mangiare nella famosissima trattoria Nennella, per immergersi in un ambiente del tutto familiare e gustare i piatti della tradizione napoletana, con menù che variano a seconda della stagione. Pasta e patate è uno dei must, ma sono disponibili anche portate a base di pesce e dolci fatti in casa. Una delle peculiarità della trattoria è proprio questa “confidenza” che viene data ai commensali. È un po’ come stare a casa propria, tant’è che, ogni tanto, può “volare” qualche termine un po’ colorito. Tanta simpatia e piatti ottimi, insomma.

Un locale simile, nella controparte romana, è “Cencio la Parolaccia”, che serve, da ormai decenni, piatti della tradizione romana. Inizialmente era solo ristorante, poi i proprietari decisero di coinvolgere l’attore Massimo Serato e di unire al lavoro di ristorazione anche l’intrattenimento. Oggi il ristorante è famoso per gli insulti e le parolacce che vengono rivolte ai clienti dal personale e dall’animatore.

 

4 – Lungomare / Lungotevere

Il lungomare di Napoli è il più bello al mondo. Si sogna ad occhi aperti, si passeggia guardando il Mediterraneo ed un paesaggio meraviglioso. La promenade è separata dal mare solo da alcune scogliere artificiali, che hanno preso il posto delle antiche spiagge di cui restano solo alcuni frammenti in prossimità delle rotonde. Non ci sono eguali.

A Roma, cittadini e turisti possono passeggiare sul Lungotevere, che è sicuramente romantico e incantato, ma, almeno agli occhi di un partenopeo DOC, non è a livello del Lungomare Napoletano.

 

5 – Scavi di Pompei / Foro Romano

Famosi in tutto il mondo, gli scavi archeologici di Pompei hanno restituito i resti dell’antica città, seppellita sotto cenere e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., insieme ad Ercolano, Stabia ed Oplonti. I ritrovamenti a seguito degli scavi rappresentano una delle migliori testimonianze della vita romana, nonché la città meglio conservata di quell’epoca. La maggior parte dei reperti recuperati sono affreschi, statue e mosaici e sono conservati nel museo archeologico nazionale di Napoli e nell’Antiquarium di Pompei.

Anche a Roma ci sono i resti di una città ormai sepolta. Il Foro Romano è un’area archeologica racchiusa tra il Palatino, il Campidoglio, via dei Fori Imperiali e il Colosseo, comprendente una stratificazione dei resti di importantissimi edifici e monumenti della storia antica di Roma: il sito era, infatti, centro politico, giuridico, religioso ed economico della città, oltre che centro nevralgico dell’intera civiltà romana. Dall’età regia fino all’avvento dell’età medievale, la valle del Foro è stata teatro di eventi e sede di istituzioni di grande importanza. Dopo una fase di declino iniziata nell’età tardoantica il Foro è stato soggetto a cambi di destinazione d’uso, fino a ritrovarsi, nel XVI secolo, quasi completamente interrato ed utilizzato come pascolo per i bovini (da cui il nomignolo di Campo Vaccino). Successivamente, nell’Italia già unita, l’interesse per il Foro è maturato sino a culminare in una ristrutturazione urbanistica che l’ha riportato alla luce, studiato, e musealizzato.

6 – Canzone Napoletana / Canzone Popolare Romana

La Canzone Classica Napoletana racchiude quel repertorio che va dagli inizi del XIX secolo al secondo dopoguerra. Rappresenta uno dei punti d’eccellenza della canzone italiana tant’è che, nel corso degli anni, è diventata simbolo dell’Italia musicale nel mondo. I brani di quel periodo sono stati interpretati, nel tempo, da numerosi cantautori di fama mondiale, che hanno contribuito, così, alla loro diffusione. Come dimenticare, ad esempio, Enrico Caruso, Roberto Murolo, Placido Domingo, José Carreras, Elvis Presley, Dean Martin, Andrea Bocelli, Claudio Villa, Al Bano, Lucio Dalla, Renato Zero, Domenico Modugno, Elton John, Ella Fitzgerald, Nina Simone, Frank Sinatra, Paul McCartney, Luciano Pavarotti, Celine Dion e tanti, tantissimi altri.

La Canzone Popolare Romana è, sicuramente, più antica rispetto a quella napoletana, ma anche meno conosciuta. Affonda le radici, infatti, già dalla metà del Medioevo, riflettendo la mentalità, i costumi, le credenze, le esigenze e i desideri dell’epoca. Ovviamente, con il passare dei secoli, le canzoni si sono trasformate e hanno assunto significati diversi.

7 – Castel dell’Ovo / Castel Sant’Angelo

Il Castel dell’Ovo è il castello più antico della città di Napoli ed è uno degli elementi che spicca maggiormente nel golfo. Il suo aspetto originario normanno è cambiato a causa di diversi eventi, per cui oggi oggi appare molto differente da come era stato concepito in origine. Il suo nome deriva da un’antica leggenda secondo la quale il poeta Virgilio avrebbe nascosto, nelle sue segrete , un uovo che mantenesse in piedi l’intera fortezza. La sua rottura sarebbe legata non solo ad un crollo del castello, ma anche alla fine della città di Napoli.

Anche Roma ha il suo castello che, però, ha un destino atipico nel panorama artistico della città: infatti, mentre di tutti gli altri monumenti di epoca romana abbiamo solo rovine, del Castel Sant’Angelo abbiamo l’intero edificio. Da monumento funerario ad avamposto fortificato, da oscuro e terribile carcere a splendida dimora rinascimentale, da prigione risorgimentale a museo, il castello incarna, nelle sue possenti mura e nelle fastose sale affrescate, tutte le vicende della Città Eterna.

8 – Spaccanapoli / via del Corso

Il decumano inferiore di Napoli viene chiamato anche Spaccanapoli ed è la strada che divide in due la città.

È una delle arterie più importanti del Centro Storico. Tra il Medioevo e l’Ottocento divenne importante sia per i conventi degli ordini religiosi sia per le abitazioni di uomini potenti che vi risiedevano. Oggi è meta per i turisti provenienti da tutto il mondo e luogo di passaggio quotidiano per grandi e piccini che l’attraversano per andare da una parte e l’altra del centro.

Così come Spaccanapoli nella città partenopea, anche via del Corso, a Roma, è una delle strade principali della città. Lunga 1,6 km, collega piazza Venezia a piazza del Popolo. Oggi, lungo la via, sorgono palazzi nobiliari, chiese e, ovviamente, tantissimi negozi.

 

9 – La Sogliatella di Attanasio / Il Tiramisù di Pompi

Il profumo della sfogliatella di Attanasio non lo si può spiegare con le parole: colpisce il cuore e lo devasta in modo irreparabile. Non c’è niente di più buono e chiunque passi per Napoli deve farci una capatina.

Quella di Attanasio è una piccola pasticceria, quasi centenaria, che si trova in un vicoletto vicino alla Stazione Centrale. Il sapore ed il profumo di questo dolce sono sempre gli stessi, per tradizione. Una sfogliatella calda, morbida e croccante è una vera goduria.

Questo dolce tipico della tradizione napoletana non può essere paragonato con nessun dolce “forestiero” ma, per quanto riguarda la tradizione romana, sicuramente da nominare è la famosa la Pasticceria Pompi, che si definisce il Regno del Tiramisù. In effetti, la sua versione di questo dolce è davvero molto buona, preparata in diverse varianti, come con le fragole, al pistacchio, alla nocciola e con banana e cioccolato. Un prodotto delicato, frutto di un’esperienza lunga 50 anni. Insomma, buono sì, ma qualcuno obietta: “non paragonabile alla sfogliatella napoletana”.

10 – Scale della Pedamentina / Scale di Piazza di Spagna

Le scale della Pedamentina sono molto famose a Napoli: si tratta di 414 gradini che collegano la Certosa di San Martino al Corso Vittorio Emanuele. Questa strada fu iniziata nel XIV secolo dagli architetti Tino di Camaino e Francesco de Vito, ma solo successivamente ha assunto l’aspetto attuale. Oggi rappresenta un’importante testimonianza storica ed urbanistica; la Pedamentina è, inoltre, interessante anche da un punto di vista paesaggistico, in quanto costeggia gli orti e i giardini della vicina Certosa ed offre, a chi scende, una bellissima veduta sul Golfo di Napoli.

A Napoli la Pedamentina, a Roma le scale di Piazza di Spagna. Si tratta di 135 gradini, inaugurati da Papa Benedetto XIII nel 1725, in occasione del Giubileo: la scalinata fu realizzata per collegare l’ambasciata borbonica spagnola e la chiesta di Trinità dei Monti. Le scale di Piazza di Spagna hanno subito, negli anni, diversi restauri, il più recente dei quali è terminato il 21 settembre 2016, grazie al contributo della casa di moda Bulgari. Oggi è ritrovo per i turisti, ma anche per i romani stessi.

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