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Napoli VS Milano

Fonti: istitutomarangoni.it e flixbus.it

di Silvia Semonella

Una è la capitale della moda e sta acquisendo sempre più  importanza a livello europeo e nazionale e l’altra la nostra amata Napoli.

Avete capito di quale città stiamo parlando?

Si tratta di Milano e sara’ proprio lei la protagonista di questo nuovo confronto, basato su 10 punti, con la città partenopea.

Ecco la nostra scaletta, a voi la scelta!

1 – Duomo di Napoli / Duomo di Milano

La Basilica Cattedrale Metropolitana di Natività della Beata Vergine Maria, meglio conosciuta come Duomo di Milano è la cattedrale dell’arcidiocesi di Milano. Simbolo del capoluogo lombardo, e situata nell’omonima piazza al centro della metropoli, è dedicata a Santa Maria Nascente. Per superficie è la sesta chiesa cristiana nel mondo ed è anche sede della parrocchia di Santa Tecla nel Duomo di Milano. Capolavoro dell’architettura gotica, attrae migliaia di turisti ogni anno, che restano affascinati dalla sua monumentalità e dalla sua facciata maestosa, con guglie e torri.

Il Duomo di Napoli, invece, sorge lungo il lato est della via omonima, in una piazzetta contornata da portici, ed ingloba, a mo’ di cappelle laterali, altri due edifici di culto sorti autonomamente rispetto alla cattedrale: la basilica di Santa Restituta, che custodisce il battistero più antico d’Occidente, quello di San Giovanni in Fonte, e la reale cappella del Tesoro di San Gennaro, che conserva le reliquie del santo patrono della città. È il simbolo dell’identità artistica e religiosa di Napoli, essendo il fulcro del secolare culto di San Gennaro, patrono amatissimo della città, di cui, tre volte all’anno, ospita il miracolo dello scioglimento del sangue.

2 – Museo di Capodimonte / Pinacoteca di Brera

La Pinacoteca ha sede nel grande palazzo di Brera, che ospita anche altre istituzioni: la Biblioteca Nazionale Braidense, l’osservatorio di Brera, l’Orto Botanico e l’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e l’Accademia di Belle Arti. L’edificio era stato costruito nell’antica, incolta terra “braida” (o “breda“, parola che nella bassa latinità aveva il significato di campo suburbano), da cui, tanto il palazzo quanto il quartiere, presero il nome Brera . Il palazzo si apre su un cortile circondato da un elegante porticato su due piani, al cui centro è situato il Monumento a Napoleone I ideato da Antonio Canova.

Il sito custodisce opere di grande valore come il “Cristo morto” di Andrea Mantegna, “Cena in Emmaus” di Caravaggio e la “Pietà” di Giovanni Bellini.

Il Museo di Capodimonte, invece, ubicato all’interno della reggia omonima, seconda residenza dei Borbone, nella località di Capodimonte, ospita gallerie di arte antica, una di arte contemporanea e un appartamento storico. È stato ufficialmente inaugurato nel 1957, anche se le sale della reggia hanno ospitato opere d’arte già a partire dal 1758. Conserva, prevalentemente, pitture, distribuite largamente nelle due collezioni principali, ossia quella Farnese, di cui fanno parte alcuni grandi nomi della pittura italiana e internazionale (tra cui Raffaello, Tiziano, Parmigianino, Bruegel il Vecchio, El Greco, Ludovico Carracci, Guido Reni), e quella della Galleria Napoletana, che raccoglie opere provenienti da chiese della città e dei suoi dintorni (Simone Martini, Colantonio, Caravaggio, Ribera, Luca Giordano, Francesco Solimena). Importante anche la collezione di arte contemporanea, unica nel suo genere in Italia, in cui spicca “Vesuvius” di Andy Warhol.

È circondata da un bellissimo parco, che, ogni giorno, soprattutto durante l’estate, viene preso d’assalto da sportivi e non.

3 – Sartù di riso / Polenta

La polenta è un antichissimo piatto di origine italiana a base di farina di cereali.

Pur essendo conosciuto nelle sue diverse varianti, pressoché sull’intero suolo italiano, ha costituito, in passato, l’alimento di base della dieta di moltissime persone in alcune zone settentrionali.

Per prepararla, il cereale di base più usato in assoluto è il mais, che le dà il caratteristico colore giallo, mentre, precedentemente, la sfumatura era più scura perché venivano adoperati soprattutto farro o segale, e, più tardivamente, anche grano saraceno. La polenta si accompagna molto bene al burro, ai formaggi molli e ai piatti che contengono molto sugo, in generale carni in umido. Famosissima l’accoppiata “polenta e osei”: la sua caratteristica è quella di accompagnare la polenta con uccelli (osèi=uccelli), come fagiani ed altri volatili facilmente reperibili nella pianura bergamasca. Molto diffusa è anche la polenta con cünì/cönécc (coniglio) ed altri carni cotte, come brasati o arrosti.

Nato in epoca borbonica, il sartù, invece, è uno dei piatti napoletani più elaborati e gustosi a base di riso. Questo ingrediente fu importato a Napoli, per la prima volta, alla fine del XIV, dalla Spagna, nelle stive delle navi degli Aragonesi. Purtroppo, inizialmente non ebbe molto successo, tanto da esser definito “sciacquapanza”, ovvero cibo povero, poco gustoso. Venne utilizzato, più che altro, come medicamento: i medici salernitani lo prescrivevano in bianco in caso di malattie intestinali o gastriche (in quel periodo erano in atto epidemie, quali il colera).

Successivamente, nel 700, durante il dominio dei Borbone delle Due Sicilie, nelle cucine di corte e di molte famiglie aristocratiche napoletane, si ritrovarono a lavorare diversi cuochi francesi, nominati Monsù (dal francese Monsieur). Consapevoli del fatto che i napoletani avessero una vera e propria avversione per il riso, decisero di renderlo più gustoso, cucinandolo con sugo di pomodoro, melanzane fritte, piselli e polpettine. Il nome francese di questo piatto, “sur-tout” (“sopra-tutto”), fu ben presto fu riadattato, appunto, in “sartù”.

4 – Galleria Umberto / Galleria Vittorio Emanuele

Entrambe intitolate a dei Savoia, sono le gallerie più rinomate delle due città.

La Vittorio Emanuele è una galleria commerciale di Milano che, in forma di strada pedonale coperta, collega piazza Duomo a piazza della Scala. Per la presenza di eleganti negozi e locali, fin dalla sua inaugurazione, è stata sede di ritrovo della borghesia milanese, tanto da essere soprannominata il “salotto di Milano“: costruita in stile neorinascimentale, è tra i più celebri esempi di architettura del ferro europea e rappresenta l’archetipo della galleria commerciale dell’Ottocento. Chiamata semplicemente “la Galleria” dai milanesi, viene spesso considerata come uno dei primi esempi di centro commerciale al mondo.

La Umberto, invece, è la galleria per eccellenza di Napoli ed è stata costruita tra il 1875 e il 1890.

Nel 1885 fu approvata la Legge per il risanamento della città di Napoli (quel periodo fu appunto detto, per questo, “del risanamento”), grazie alla quale la zona di Santa Brigida ricevette una nuova definizione territoriale. Furono presentate varie proposte, ma il progetto che risultò vincente fu quello dell’ingegner Emmanuele Rocco, poi ripreso da Antonio Curri ed ampliato da Ernesto di Mauro, successivamente. Tale progetto prevedeva una galleria a quattro braccia che si intersecavano in una crociera ottagonale, coperta da una cupola. Le demolizioni degli edifici preesistenti (ad esclusione del palazzo Capone) iniziarono il 1º maggio 1887 e, il 5 novembre dello stesso anno, fu posta la prima pietra dell’edificio. Nel giro di tre anni, precisamente il 19 novembre 1890, la nuova galleria venne inaugurata.

5 – Teatro San Carlo / Teatro alla Scala

Il Teatro alla Scala, inaugurato nel 1778, citato spesso in maniera informale come “la Scala”, è il principale teatro d’opera di Milano. Considerato come uno dei più prestigiosi al mondo, ospita da oltre 238 anni i principali artisti nel campo internazionale dell’opera, e, più in generale, della musica classica, spesso commissionando opere tuttora presenti nei cartelloni dei maggiori teatri nel mondo. A partire dall’anno di fondazione è sede dell’omonimo coro, dell’orchestra, del corpo di Ballo e, dal 1982, anche della Filarmonica.

«Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. […] Non c’è nulla, in tutta Europa che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea.» (Stendhal)

Il Teatro di San Carlo, già Real Teatro di San Carlo, è un teatro lirico di Napoli, nonché uno dei più famosi e prestigiosi al mondo. È il più antico teatro d’opera in Europa e del mondo ancora attivo, essendo stato fondato nel 1737, oltre che uno dei più capienti teatri all’italiana della penisola. Può ospitare 1386 spettatori e conta un’ampia platea (22×28×23 m), cinque ordini di palchi disposti a ferro di cavallo più un ampio palco reale, un loggione ed un palcoscenico.  Date le dimensioni, struttura e antichità è stato modello per i successivi teatri d’Europa. Affacciato sull’omonima via e, lateralmente, su piazza Trieste e Trento, il teatro, in linea con le altre grandi opere architettoniche del periodo, quali le grandi regge borboniche, fu il simbolo di una Napoli che rimarcava il suo status di grande capitale europea.

6 – Pastiera / Panettone

Due dolci simbolo della tradizione, il primo pasquale, il secondo tipicamente natalizio.

Il panettone, tipicamente, ha una base cilindrica che termina in una forma a cupola. L’ impasto lievitato a base di acqua, farina, burro e uova (tuorlo) viene arricchito con frutta candita, scorzette di arancio e cedro, in parti uguali, e uvetta. Il risultato è comunemente denominato panetton candìo.

A Milano, fino al 1900, erano in moltissimi, tra fornai e pasticceri, a produrre il panettone; oggi, però, le grandi ditte industriali sono dislocate in tutta Italia, mentre a Milano rimangono ancora tanti artigiani che producono un panettone secondo la ricetta tradizionale.

La pastiera, invece, è una torta di pasta frolla farcita con un impasto a base di ricotta, frutta candita, zucchero, uova e grano bollito nel latte. La pasta è croccante mentre il ripieno è morbido. Il colore è giallo oro molto intenso. Il profumo e il sapore cambiano a seconda delle spezie e degli aromi utilizzati durante la preparazione.

Nella ricetta classica gli aromi utilizzati sono cannella, canditi, scorze d’arancia, vaniglia e acqua di fiori d’arancio. Oggi, però, esistono numerose variazioni che vanno dall’aggiunta di crema pasticcera nell’impasto, al cioccolato bianco nella pasta frolla. Nel Salernitano esiste anche una variante tradizionale ottenuta con il riso, un tempo ampiamente prodotto in loco, al posto del grano.

Le massaie partenopee, per tradizione, infornano la pastiera il Giovedì Santo, il Venerdì Santo o il Sabato Santo ma, ormai, si tratta di un dolce presente tutto l’anno nelle case e nelle migliori pasticcerie napoletane.

La leggenda, che vuole la sirena Partenope creatrice di questa delizia, deriva, probabilmente, dalle feste pagane e dalle offerte votive del periodo primaverile. In particolare il mito è, probabilmente, legato al culto della Dea Cerere, le cui sacerdotesse portavano in processione un uovo, simbolo di rinascita, poi permeato dalla tradizione cristiana. La ricetta attuale fu perfezionata proprio nei conventi e divennero celebri quelle delle suore del convento di San Gregorio Armeno.

7 – San Gennaro / Sant’Ambrogio

Sono i due amatissimi patroni delle città, venerati in modo diverso, secondo il modus vivendi dei milanesi e dei napoletani.

Aurelio Ambrogio (Aurelius Ambrosius), meglio conosciuto come sant’Ambrogio (Treviri, incerto 339-340 – Milano, 4 aprile 397) è stato un funzionario, vescovo, teologo e santo romano: una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo. È venerato come santo da tutte le Chiese cristiane che prevedono il culto dei santi; in particolare, la Chiesa cattolica lo annovera tra i quattro massimi dottori della Chiesa d’Occidente, insieme a San Girolamo, Sant’Agostino e San Gregorio I Papa.  A Milano, viene celebrato il 7 Dicembre e, in quest’occasione, vengono allestiti anche i famosissimi mercatini di Natale.

Gennaro (272 – Pozzuoli, 19 settembre 305) è stato un vescovo e un martire cristiano; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa.

È il patrono principale di Napoli, nel cui duomo sono custodite le sue ossa e due antichissime ampolle contenenti il presunto sangue raccolto da una donna pia, di nome Eusebia, subito dopo il martirio. Queste ampolle vengono esposte alla venerazione dei fedeli tre volte l’anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre; durante questi giorni si può assistere al fenomeno della liquefazione del sangue, evento di vitale importanza per i napoletani e di folclore senza precedenti per i non credenti e gli stranieri. Viene vissuto con grande trepidazione: gli anni in cui il fenomeno (definito miracolo) non si è compiuto, infatti, sono stati particolarmente funesti per la città, colpita dalle sciagure più disparate.

8 – Via Dei Mille / Via Monte Napoleone

Via Monte Napoleone, una via del centro di Milano, considerata come una delle più lussuose, nacque seguendo l’antico tracciato delle mura romane, che a loro volta seguivano il corso del fiume Seveso.

È costellata da negozi e saloni dei più importanti nomi della moda, come Gucci, Bottega Veneta, Armani, Dolce & Gabbana, Prada, Versace, Alberta Ferretti ecc. Assieme alle sue traverse e parallele, via della Spiga, via Sant’Andrea e via Pietro Verri, costituisce il cosiddetto Quadrilatero della moda.

Via dei Mille, invece, è un’importante strada commerciale di Napoli situata nel quartiere Chiaia. Famosa per lo shopping d’élite, grazie alla presenza dei negozi di importanti case di moda, è dedicata alla spedizione dei Mille del 1860 che vide scontrarsi l’esercito garibaldino e le truppe del Regno delle Due Sicilie di Francesco II.

La strada presenta edifici in stile liberty costruiti a cavallo tra ‘800 e ‘900 dall’architetto Giulio Ulisse Arata e prosegue con due prolungamenti, quali Via Gaetano Filangeri e Via Vittoria Colonna, anch’esse famose per lo shopping d’alto livello e lo stesso stile architettonico.

9 – Castel dell’Ovo / Castello Sforzesco

Il Castello Sforzesco è uno dei principali simboli di Milano e della sua storia. Fu costruito nel XV secolo da Francesco Sforza, divenuto da poco Duca di Milano, sui resti di una precedente fortificazione risalente al XIV secolo nota come Castrum Porte Jovis (Castello di porta Giovia o Zobia); nei secoli ha subito notevoli trasformazioni. Fra il Cinquecento e il Seicento era una delle principali cittadelle militari d’Europa; restaurato in stile storicista da Luca Beltrami, tra il 1890 e il 1905, ora è sede di importanti istituzioni culturali e meta turistica. È uno dei più grandi castelli d’Europa.

Il Castel dell’Ovo (Castrum Ovi, in latino), è il castello più antico della città di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel meraviglioso panorama del golfo. Si trova tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia, di fronte a via Partenope.

A causa di diversi eventi, che hanno, in parte, distrutto l’originario aspetto normanno, e grazie ai successivi lavori di ricostruzione, avvenuti durante il periodo angioino ed aragonese, la linea architettonica del castello è mutata drasticamente, nel tempo, fino a giungere allo stato in cui si presenta oggi.

Il suo nome deriva da un’antica leggenda secondo la quale il poeta latino Virgilio – che nel Medioevo era considerato anche un mago – nascose, nelle segrete dell’edificio, un uovo che mantenesse in piedi l’intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli.

10 – ‘O Sole Mio / O mia bela Madunina

Per finire, le due melodie simbolo, diventate quasi una colonna sonora, worldwide, delle due città.

‘O Sole mio” è una canzone in lingua napoletana pubblicata nel 1898 e conosciuta in tutto il mondo. È stata incisa da cantanti di ogni nazionalità, in tantissime lingue. Giovanni Capurro, giornalista e redattore delle pagine culturali del quotidiano Roma di Napoli, nel 1898, ne scrisse i versi affidandone la composizione musicale a Eduardo Di Capua.

La più grande interpretazione di questa canzone, però, rimane, probabilmente, quella di Enrico Caruso, accanto alla quale si annovera quella di Luciano Pavarotti, da solo e con il gruppo dei “Tre Tenori“; ad ogni modo, moltissimi altri artisti hanno interpretato il brano, del quale esistono molteplici versioni: fra le più famose quella di Elvis Presley, col titolo di “It’s Now or Never“.

O mia bela Madunina“, invece, è una canzone composta in parole e musica da Giovanni D’Anzi nel 1934: la Madonnina in questione è la statua d’oro posta in cima al Duomo di Milano.

In quell’anno Giovanni D’Anzi, milanese, lavorava come pianista e cantante al Pavillon Dorè di Milano. La città continuava ad assorbire forza-lavoro dalle zone rurali di varie regioni della penisola italiana e, tra queste, dall’Italia meridionale. All’artista veniva spesso richiesto, così, dal pubblico, di suonare canzoni della tradizione napoletana o del sud Italia. Fu proprio su questa ispirazione tutta personale che, poco dopo, in una notte d’ottobre, compose questa canzone, che ha anche toni ironici. Il testo, infatti, è scritto in un milanese a tratti un po’ approssimativo, con qualche italianismo.

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