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Basilica di San Pietro ad Aram

Fonte: cosedinapoli

di Silvia Semonella

Napoli pullula di chiese: molte di queste sono patrimonio di inestimabile valore, come la basilica di San Pietro ad Aram.

Situata presso corso Umberto, alle spalle di Piazza Garibaldi, custodisce al suo interno antichissime leggende, una delle quali legata al nome stesso: secondo la tradizione, infatti, custodirebbe l’Ara Petri, ovvero l’altare su cui pregò San Pietro durante la sua venuta a Napoli.

Storia e mito

Si narra che la chiesa sia sorta sul luogo dove Pietro l’Apostolo guarì e convertì Candida e Aspreno, due popolani che furono i primi napoletani a convertirsi, appunto, al Cristianesimo e che divennero, a loro volta, due Santi poiché, dopo i miracoli ricevuti, dedicarono  tutta la loro vita alla religione.

Per la sua particolare antichità papa Clemente VII le concesse il privilegio di essere il luogo prescelto per celebrare il giubileo un anno dopo quello di Roma, in modo da evitare non solo un eccessivo affollamento nella capitale pontificia ma anche quello che, ai tempi, era un faticoso viaggio al popolo napoletano. I post-giubilei furono celebrati nel 1526, nel 1551 e, infine, nel 1576.

È difficile datare precisamente la chiesa, risalire alle sue origini: la facciata, infatti, rimanda allo stile del 1600 mentre, al suo interno, nel corso del tempo, durante alcuni restauri, sono stati trovati affreschi dell’epoca paleocristiana e anche scheletri di sette santi napoletani, tra cui proprio le spoglie di Candida e Aspreno.

La basilica, quindi, ha subito diverse trasformazioni e contaminazioni nel corso degli anni; inoltre, è scampata anche al risanamento messo in atto a Napoli nel 1800, che vide radere al suolo diversi edifici a causa di un  selvaggio piano urbanistico avviato per ripulire le zone colpite dal colera.

Dal suo transetto sinistro si scende, inoltre, nella cripta che, in seguito ai restauri del 1930, si rivelò essere, come prima accennato, una chiesa paleocristiana; questa presenta tre navate, articolate con colonne monolitiche in marmo, dove sono state scoperte anche delle catacombe. In questi luoghi sotterranei è presente un culto delle anime del purgatorio simile a quello praticato nel cimitero delle Fontanelle.

Secondo questo tipo di culto, detto anche delle “anime pezzentelle”,  tra vivi e morti ci sarebbe quasi un patto divino, uno scambio dove i morti chiederebbero ai vivi di intercedere per loro attraverso la recitazione di  preghiere, offrendo in cambio, dall’altro mondo, protezione e, talvolta, anche diversi favori, tra cui vincite al lotto. Il culto delle Pezzentelle è tutt’ora molto famoso e fa sì che questa chiesa sia il punto di riferimento per molti devoti, ma anche per molti speranzosi che tentano la fortuna.

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