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Scampia: è ancora “Gomorra”?

Fonte: ildenaro.it

di Silvia Semonella

Prima del “Gomorra di Saviano (libro, film e poi serie tv), pochi al di fuori di Napoli sapevano dell’esistenza di Scampia, quasi mai alla ribalta, tra le news, per notizie positive.

Scampia

Scampia è un quartiere alla periferia nord di Napoli, sorto negli anni Sessanta, che nel tempo è diventato sinonimo di degrado e abbandono; le Vele, palazzoni di case popolari che negli anni hanno ospitato tantissime famiglie, sono diventate, nel panorama internazionale, simbolo del quartiere ma anche della criminalità, che da anni le attanagliano.

Le Vele

Le vele di Scampia sono state costruite tra il 1962 e il 1975; prendono il nome dalla loro forma triangolare, che ricorda quella di una vela latina: larga alla base, la costruzione va restringendosi man mano che si sale verso i piani superiori. Progettate dall’architetto Franz Di Salvo, facevano parte di un progetto abitativo di larghe vedute che prevedeva anche uno sviluppo della città di Napoli nella zona est, ossia Ponticelli.

Purtroppo, varie vicende hanno determinato il fallimento del progetto e il totale abbandono della zona: l’idea prevedeva grandi unità abitative dove centinaia di famiglie avrebbero dovuto integrarsi e creare una comunità, grandi vie di scorrimento e aree verdi tra le varie vele; insomma, una vera e propria città modello. Varie contingenze, però, hanno portato a quello che oggi viene definito un ghetto: in primis il terremoto dell’Irpinia del 1980, che portò molte famiglie, rimaste senzatetto, ad occupare più o meno abusivamente gli alloggi delle vele; in secondo luogo, si è associata la mancanza totale di presidi dello Stato. Il primo commissariato di Polizia, infatti, fu insediato solo nel 1987, a quindici anni dalla consegna degli alloggi. Tutta questa situazione ha allontanato sempre di più una parte della popolazione, che ha preferito spostarsi altrove, lasciando il campo libero alla delinquenza.

Le varie amministrazioni comunali, però, negli anni, spinte dal grave stato di degrado in cui versava il quartiere, hanno avviato, seppur faticosamente, un progetto di riqualificazione che, finalmente, sta dando i suoi frutti.

La riqualifica

Tra il 1997 e il 2003 sono state abbattute tre delle sette strutture iniziali, lasciando in piedi le restanti quattro. La prima a cadere fu la Vela F, demolita con le ruspe nell’agosto 1998; poi toccò alla Vela G, la cui demolizione fu eseguita nel febbraio 2000. La Vela H, inizialmente esclusa dalle demolizioni in quanto da riqualificare e rifunzionalizzare, venne, invece, anch’essa abbattuta nell’aprile 2003. Il 29 agosto 2016 una delibera comunale ha previsto l’abbattimento di tre delle quattro vele residue e la riqualificazione della quarta. Il 3 marzo 2017 è stata ufficializzata dal sindaco Luigi de Magistris l’approvazione dello stanziamento dei finanziamenti necessari per le demolizioni.

Un segno di rinascita potrebbe essere rappresentato dai 94 alloggi appena assegnati dalla giunta guidata dal primo cittadino ad altrettante famiglie che vivono nelle Vele, senza contare il progetto che riguarda la nuovissima facoltà di medicina in via di ultimazione che dovrebbe cambiare la fisionomia sociale del quartiere.

A tutto ciò, si aggiunge l’attività di ben 120 associazioni che operano da anni sul territorio, contribuendo alla sua rinascita: esempi sono il centro sociale Gridas che, ogni anno, in occasione del carnevale,  organizza la festa di San Ghetto, una delle più famose della provincia di Napoli; il centro Mammut, che ogni giorno lavora con giovani e immigrati; l’Officina delle Culture, nata in un ex istituto professionale ormai condannato all’abbandono perchè circondato da una piazza di spaccio e, successivamente, “liberato” e bonificato dagli attivisti della resistenza anti camorra. Nell’ex istituto professionale sono ubicati una sala incisioni, un auditorium, una scuola circense, una di danza, una palestra di boxe e sono attive nove associazioni; inoltre sono impiegati alcuni detenuti da reinserire socialmente e si producono marmellate con la frutta raccolta in un terreno confiscato a Chiaiano.

Scampia è cambiata molto anche esteticamente: gli edifici sono avvolti nei graffiti di Felice Pignataro, writer insuperato della scena artistica di strada napoletana e maestro di street art di fama internazionale. I suoi duecento inconfondibili murales dai colori accesi, disseminati nel quartiere, hanno cambiato il volto di Scampia.

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