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Portici: la festa di San Ciro

Fonte: 21secolo.news

San Ciro è il patrono di Portici e ogni anno, il 31 maggio, gli abitanti della città organizzano una grande festa, addobbando le strade con luci e bancarelle.

Questa ricorrenza è molto sentita, tanto che viene sistemata una statua di San Ciro nel Santuario, sul lato destro dell’altare, in modo che tutti i fedeli possano ammirarla e portarle dei fiori. In passato, al centro della piazza principale, nonché omonima al santo, si appiccava un grande falò che, per motivi di ordine pubblico, è stato abolito.  In realtà, però, questa non è l’unica data nella quale si festeggia il santo: infatti, c’è una seconda occasione che cade la prima domenica di maggio.

Durante i festeggiamenti, nella città di Portici si tiene, così, una solenne processione con la statua del santo, che dà via alla festa. I partecipanti indossano sempre una sciarpa o un indumento dello stesso colore della tunica di San Ciro, ossia amaranto e, prima del rintocco delle campane, la statua viene posta sulla porta centrale del santuario. Alla manifestazione partecipano tutte le arciconfraternite religiose porticesi, le quali sventolano i loro stendardi di seta e damasco, aste sormontate da pennacchi e piume bianche. Gli abitanti di Portici, dai loro balconi, invece, stendono coperte ricamate, in modo che il santo, durante la processione, possa benedire il loro matrimonio.

La storia del santo

Ciro era un medico egiziano che, con il suo impegno e la sua devozione alla professione, ma anche grazie al fervore della sua fede, riusciva ad alleviare le sofferenze e le pene degli ammalati. Oltre a fornire cure gratuite ai poveri, incoraggiava chi soffriva a trovare la pace nella fede e nella preghiera, tanto da convertire molti suoi pazienti pagani al cristianesimo. Durante l’impero di Diocleziano molti dottori alessandrini furono accusati di magia e stregoneria e anche Ciro divenne bersaglio di violente sommosse popolari. Per questo motivo, fu costretto ad allontanarsi dalla sua patria, per non essere arrestato, e si rifugiò in Arabia. Cominciò da lì un periodo di eremitaggio nel deserto, durante il quale si dedicò alla preghiera e alla privazione ma, a Canopo, fu riconosciuto ed arrestato. Qui venne torturato e condannato a morte e, il 31 gennaio del 303, fu decapitato.

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