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La Madonna della Neve: protrettrice di Torre Annunziata

Pala della Madonna della Neve, opera firmata del Sassetta. Fonte: wikipedia

di Silvia Semonella

Quello partenopeo è un territorio ricco di leggende e credenze popolari, tramandate di generazione in generazione, spesso riguardanti anche la religione. Una di queste riguarda la protettrice di Torre Annunziata: la Madonna della Neve.

La basilica, tra leggenda e realtà

La leggenda racconta che Giovanni, un nobile ricco patrizio romano, durante la notte del 4 Agosto 352 d.C, dopo aver donato tutti i suoi beni alla Madonna con l’intenzione di dedicarle una chiesa, avrebbe visto in sogno la Vergine, che gli avrebbe chiesto di costruire una basilica laddove, il mattino seguente, avesse trovato della neve fresca.

Proprio la mattina dopo, l’uomo si recò da papa Liberio per riferirgli l’accaduto e, con suo immenso stupore, il pontefice gli raccontò di aver avuto la stessa visione; nel frattempo, il prodigio della neve si era avverato e, per ordine di Liberio, si tracciò la pianta della basilica esattamente nel punto in cui era caduta la neve. Secondo la storia, in realtà, la costruzione dell’edificio di culto sarebbe stata finanziata dal patrizio stesso, dando vita alla Basilica di Santa Maria della Neve.

“Madonna della neve”, da allora, è uno degli appellativi con cui la chiesa cattolica venera Maria, secondo quanto stabilito dal Concilio di Efeso del 431 d.C., e si festeggia il 5 Agosto.

Ma Torre Annunziata ricorda la sua protettrice anche in un’altra ricorrenza: il 5 Agosto, infatti, è la festa patronale vera e propria, mentre il 22 Ottobre è prevista la festa votiva; si tratta di eventi particolarmente sentiti dalla popolazione, che sono legati profondamente alla Madonna della neve, anche grazie alla tradizione, che viene tramandata da secoli e che riguarda il ritrovamento della sua immagine.

La leggenda della statua

Una seconda leggenda racconta che, probabilmente il 5 Agosto del 1354, alcuni pescatori di Torre Annunziata, che si trovavano presso lo scoglio di Rovigliano, al confine con Castellammare di Stabia, trovarono una cassa impigliata nelle reti. All’interno era contenuto un busto di terracotta, rappresentante una Madonna dalla pelle scura, impossibile da riconoscere, poichè priva di qualsiasi iscrizione. Questa sua pigmentazione è stata a posteriori analizzata e trova spiegazione in una sua origine orientale, in particolare nell’area bizantina, come suggerisce anche la fattura e gli abiti riccamente decorati.

A quel punto nacque una lite con i pescatori stabiesi, che ne rivendicavano il ritrovamento, avvenuto, secondo loro, nelle acque del proprio territorio: proprio questo episodio viene riprodotto, ogni 5 Agosto, in memoria del ritrovamento dell’effige, alla presenza di innumerevoli fedeli.

A favore dei torresi, intervenne il capitano del popolo, anche se gli stabiesi si impadronirono comunque del busto. Un giorno di Gennaio particolarmente freddo, però, la statua della Madonna fu ritrovata coperta di neve all’esterno della cappella dell’Annunziata, nei pressi del porto; un segno interpretato dagli oplontini quale volontà della Madonna di stare a Torre Annunziata.

I miracoli

Vari miracoli sono stati attribuiti alla Madonna della Neve: secondo il popolo, nel Cinquecento e nel Seicento, ha messo fine a gravi epidemie come quella della febbre petecchiale del 1817 e di colera del 1836. Uno dei prodigi più famosi, però, è quello legato al Vesuvio, che spiega anche l’esistenza della festa votiva, celebrata il 22 Ottobre: in quella data, anno 1822, il vulcano eruttava ceneri e lapilli ormai da giorni, che formavano una densa coltre che oscurava Torre Annunziata, mentre la lava minacciava di travolgerla. I fedeli invocarono la Madonna della Neve e, durante la processione, la nube si squarciò in modo che un raggio di sole illuminasse l’effigie… e lava si arrestò.

Un’altra leggenda legata al Vesuvio riguarda l’eruzione del 1906 quando, secondo quanto tramandato, un soldato promise alla Madonna di costruire un altare nel punto in cui avesse fermato la lava, che aveva quasi raggiunto il cimitero. Dopo ciò, la popolazione le dedicò un piccolo tempio d’argento, ancora oggi usato per accogliere il quadro contenente l’effigie.

 

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