L'arcipelago Li Galli, tra miti e storia | LoveNaples
Il Bagno Elena, storia di un lido d’elite
25 luglio 2018
La chiesa dell’Annunziata a Barra
27 luglio 2018

L’arcipelago Li Galli, tra miti e storia

Fonte: youtube

di Giovanna Iengo

A pochi chilometri a sud della Penisola Sorrentina vi è uno dei luoghi più suggestivi e particolari del Mediterraneo.
Si tratta dell’arcipelago Li Galli, appartenente alla città salernitana e ubicato nel comune di Positano, nei pressi dell’isola di Capri.
Area marina protetta di Punta Campanella, è formata da tre isole: Gallo Lungo, che è quella di dimensioni maggiori, La Rotonda e La Castelluccia.
Gli isolotti, visti dall’alto, assumono una forma davvero inusuale e particolare, grazie al più  grande di essi: sembra, infatti, che rappresentino un delfino in mezzo al blu del mare campano.

Descrizione

Gallo Lungo si estende per circa 400 m.
Oltre ad essere il più grande dell’agglomerato, risulta essere anche l’unica isola abitata da tempo immemore: pare, difatti, che ospitasse già cittadini ai tempi dei Romani.
Ad Ovest di Gallo Lungo è situata La Rotonda, a Nord della quale è posta Dei Briganti, così definita dal Comune di Positano, nota anche come La Castelluccia.
Ad accrescere la particolarità dell’estetica dell’arcipelago vi è la presenza ridondante di verde a tappezzarlo.
Erba e arbusti ricoprono gli isolotti, assieme ad un’esplosione di narcisi.

Ceni storici

Negli anni Venti, Leonide Massine, ballerino e coreografo proveniente dalla Russia, scoprì l’arcipelago che, all’epoca, risultava abbandonato e ricoperto da rovine romane.
Dopo averlo acquistato, ci fondò un teatro ed una villa, con l’ausilio dell’architetto Le Courbusier. Alta tre piani, la domus marina vantava decori così di rilievo da renderla di diritto uno dei tesori del Mediterraneo.

Parliamo di elementi quali pareti addobbate con mosaici turchi e andalusi, tappeti klimt e bronzi anatolici.
Alla sua morte ne divenne proprietario un altro danzatore suo connazionale, Rudolf Nureyev che, però, venne a mancare prematuramente, lasciando disabitata, di nuovo, la zona.
Passò di mano in mano a personalità rilevanti e a proprietari degni di nota, ospitandone altrettanti, quali Greta Garbo, Anna Magnani, Roberto Rossellini, Ingrid Bergman, Hilary Clinton, Jacqueline Kennedy, Aristotele Onassis, Franco Zeffirelli e, nel ventesimo secolo, fu acquisito dall’imprenditore sorrentino Giovanni Russo.
Ancora oggi private, le isole sono ammirabili soltanto attraverso un giro in barca.

L’alcipelago dei miti

Nel tratto di mare nel quale sono poste le tre isolette, luogo strategico per giungere allo stretto di Messina e, quindi, molto frequentato da pirati e briganti – da qui il nome della terza delle isole – le correnti erano solite trascinare le imbarcazioni a schiantarcisi contro, facendole naufragare.
Fu così che nacque la leggenda delle Sirene, simbolo di ostacolo e pericolo per la navigazione, in questo luogo incantato.
Secondo la cultura popolare soltanto le navi di Ulisse e degli Argonauti riuscirono a sopravvivere alla tentazione e ai pericoli delle figure mitologiche residenti.
Si narra che le navi venissero attratte dalle sinuose sirene che abitavano l’arcipelago, ammaliandone marinai e pirati, e che venissero ivi condotte da questi esseri magici e piumati, metà donna e metà uccello, differentemente da quanto ci si possa aspettare, secondo la cultura popolare diffusa.
Si racconta che le sirene pennute fossero metà donna e metà gallo o gallina, per la precisione, motivo scatenante del nome attribuito all’arcipelago finanche da Federico II di Svevia, che le denominò «tres Sirenas quae dicitur Gallus». Per questo motivo è conosciuto, ancora oggi, anche come La Sireneuse.
Strobone, infatti, geografo greco, il primo a parlare delle isole, definì il complesso come sedi delle Sirene, attribuendogli il nome di Sirenei o Sirenussai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: